Lo studio più aggiornato condotto in Italia sulla prevalenza dei disturbi mentali è l'Indagine epidemiologica parte del progetto europeo "European Study on the Epidemiology of Mental Disorders (ESEMeD) al quale hanno collaborato sei Paesi (Italia, Belgio, Francia, Germania, Olanda e Spagna) ed è stato realizzato dalla WHO, World Mental Health Survey Iniziative, progetto al quale hanno preso parte trenta Paesi.
In Italia lo studio è stato promosso de coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS) nell'ambito del progetto nazionale Salute Mentale; la selezione delle persone da intervistare e le interviste sono state invece realizzate dalla Doxa, in collaborazione con il Gruppo di coordinamento italiano dell'ISS. Le interviste sono state effettuate nel 2001 e nel 2002.
Tra i dati emersi dall'Indagine, emerge che quasi poco più di un soggetto su cinque ha sofferto di un disturbo mentale nel corso della vita, mentre uno su quindici ha sofferto di un disturbo mentale nei 12 mesi precedenti. Dal punto di vista diagnostico, circa l'11% delle persone intervistate ha sofferto di un disturbo affettivo o di un disturbo d'ansia nel corso della vita, mentre la percentuale di coloro che hanno presentato un disturbo da abuso/dipendenza da alcool è molto minore (1,0%). Per quanto riguarda la prevalenza ad un anno, il 5,1% dei soggetti ha soddisfatto in questo arco temporale i criteri diagnostici per un disturbo d'ansia (di qualsiasi tipo), il 3,5% quelli relativi ad un disturbo affettivo e lo 0,1% infine i criteri relativi ai disturbi da abuso/dipendenza da alcool.
La depressione maggiore e le fobie specifiche sono risultati i disturbi più comuni: circa il 10% del campione nazionale ha sofferto, nel corso della propria vita, di depressione maggiore, ed il 3% ne ha sofferto nei 12 mesi precedenti all'intervista. Per quanto riguarda le fobie specifiche, il 6% circa ha soddisfatto i criteri diagnostici per questo disturbo nel corso della vita, mentre in poco meno del 3% degli intervistati esso è stato presente nei 12 mesi precedenti. Oltre la depressione e le fobie specifiche, altri disturbi abbastanza comuni nel corso della vita sono risultati la distimia (3,4%) ed il disturbo da ansia generalizzata (1,9%); per questi due disturbi nei precedenti 12 mesi i tassi di prevalenza erano pari all'1 ed allo 0,5%. Gli altri disturbi mentali elencati in Tabella sono risultati meno frequenti nei due periodi temporali esaminati.
La prevalenza dei disturbi mentali negli altri paesi europei
L'Italia presenta tassi di prevalenza a 12 mesi per tutti i disturbi mentali significativamente più bassi rispetto al Belgio, alla Francia, alla Germania ed all'Olanda, mentre non sono emerse differenze di rilievo con la Spagna; in particolare, il tasso di prevalenza a 12 mesi riscontrato in Francia è risultato quasi doppio rispetto al tasso italiano. Nel caso dei disturbi affettivi l'Italia presenta i tassi più bassi insieme alla Germania, mentre per i disturbi d'ansia è nuovamente la Spagna il solo paese a mostrare un tasso tendenzialmente basso come quello registrato in Italia. Per quanto concerne i disturbi da abuso/dipendenza da alcool, l'Italia registra il tasso di prevalenza a 12 mesi più basso tra tutti i paesi europei (0,1% del campione esaminato); la differenza è particolarmente marcata con l'Olanda, che presenta una prevalenza a 12 mesi 17 volte superiore al tasso riscontrato in Italia (1,7%), sebbene in termini assoluti la frequenza di questi disturbi sia ridotta anche in quel paese.
Se si analizzano invece i disturbi specifici, emergono differenze statisticamente significative per quasi tutte le categorie diagnostiche con la Francia, che registra in maniera omogenea tassi di prevalenza più elevati di quelli italiani; nei confronti con gli altri quattro paesi, le differenze raggiungono la significatività statistica in maniera diversa a seconda della categoria diagnostica considerata. Emerge tuttavia con chiarezza che l'Italia presenta, per quasi tutti i disturbi, tassi di prevalenza inferiori a quelli degli altri paesi.
Anche nel caso della prevalenza lifetime di tutti i disturbi mentali emerge una differenza statisticamente significativa tra l'Italia e tutti gli altri paesi europei ad eccezione della Spagna, che presenta un tasso solo leggermente superiore a quello italiano (20,1% vs. 18,3%): la Francia, invece, presenta nuovamente un tasso quasi doppio rispetto a quello italiano.
I fattori di rischio per i disturbi mentali
I fattori sociodemografici associati alla probabilità di soffrire di disturbi mentali individuati nello studio italiano sono in parte omogenei con quanto è stato messo in luce da altri studi, ed in parte se ne differenziano. Tutti i disturbi indagati sono apparsi significativamente più frequenti nel sesso femminile, e questo è un risultato riscontrato pressoché universalmente nelle ricerche epidemiologiche di comunità: Bebbington (1988) ha scritto che "Forse, il risultato più omogeneo conseguito nell'ambito dell'epidemiologia psichiatrica è che le donne soffrono di depressione con maggiore frequenza degli uomini". Fanno eccezione, all'eccesso di morbilità nel sesso femminile, i disturbi psicotici (schizofrenia e disturbi bipolari), che presentano tassi di prevalenza del tutto simili nei due sessi, ed i disturbi di personalità antisociale, che mostrano tradizionalmente tassi molto più elevati nel sesso maschile.
Nel campione italiano studiato non sono emerse differenze di rilievo nella distribuzione dei disturbi mentali (tutti o specifici) tra le diverse classi d'età, tra persone con diversi livelli di scolarità, o residenti in aree o zone geografiche diverse (Nord, Centro e Sud Italia). Va detto che in altri studi epidemiologici è invece emersa una differenza significativa nella frequenza dei disturbi nelle varie fasce d'età, con tassi solitamente più elevati nelle fasce d'età più giovani; allo stesso modo, sono stati spesso riscontrati tassi più elevati tra le persone con più bassa scolarità e tra coloro che risiedono in aree urbane (de Girolamo, 2003).
Nel caso dello stato civile, l'essere stati precedentemente coniugati è risultato associato ad una probabilità doppia di aver sofferto di un disturbo affettivo negli ultimi 12 mesi; anche qui emerge una differenza tra i risultati italiani e quelli riscontrati in altri studi, in cui la condizione di separato/divorziato e di vedovo è di solito apparsa correlata a tassi di prevalenza più elevati (de Girolamo, 2003). Nel campione europeo la probabilità di un disturbo è risultata maggiore tra i precedentemente coniugati e i single.
Rispetto allo status occupazionale, l'essere disoccupato è apparso associato ad una probabilità doppia di aver sofferto di un disturbo affettivo nei 12 mesi precedenti, e un risultato simile è emerso anche per le casalinghe; tale risultato è del tutto sintonico con la maggior parte della letteratura epidemiologica. Di particolare rilievo il riscontro di tassi di prevalenza molto elevati tra le persone affette da una qualche disabilità fisica, che appaiono un gruppo esposto ad un rischio particolarmente elevato, risultato simile a quanto trovato nel campione europeo.
Come si spiegano i tassi di prevalenza più bassi rispetto agli altri paesi europei?
E' stato suggerito che i soggetti che non hanno accettato di rispondere all'intervista potrebbero avere un tasso più elevato di disturbi mentali rispetto ai rispondenti. Nello studio europeo, tuttavia, è stata riscontrata una prevalenza più elevata di disturbi mentali proprio nei paesi con i più bassi tassi di partecipazione, come la Francia ed il Belgio. I tassi di non risposta dello studio quindi, non sembrano poter spiegare le differenze di prevalenza, quantomeno tra i diversi paesi partecipanti.
E' quindi ben possibile che le differenze nei tassi di prevalenza rispecchino una diversa frequenza dei disturbi mentali (ed in particolare di quelli affettivi e d'ansia) realmente esistente tra paesi diversi, al pari di quanto viene osservato per molti altri disturbi di interesse medico generale (Friedman, 1995); peraltro va detto che le precedenti ricerche epidemiologiche avevano parimenti messo in luce marcate differenze nei tassi di prevalenza tra paesi diversi (de Girolamo & Bassi, 2003). Il riscontro di tassi più bassi in Italia ed in Spagna potrebbe far pensare ad una tendenza a tassi di prevalenza dei disturbi mentali 'comuni' più bassi nei paesi di cultura 'latina', caratterizzati da specifici stili di vita e di rapporti interpersonali, che necessitano comunque di essere attentamente indagati. Ulteriori analisi dei dati ottenuti in questo progetto renderanno possibile una ulteriore chiarificazione di questo importante problema di sanità pubblica.
CONCLUSIONI
Utilizzando le stime ottenute in questa ricerca, si può calcolare che circa tre milioni e mezzo di persone adulte hanno sofferto di un disturbo mentale negli ultimi 12 mesi; di costoro, quasi due milioni e mezzo hanno presentato un disturbo d'ansia, 1,5 milioni un disturbo affettivo e quasi cinquantamila un disturbo da abuso di sostanze alcooliche.
Rispetto ai tassi di prevalenza lifetime trovati nel campione italiano, si può altresì stimare che più di otto milioni e mezzo di adulti hanno sofferto di un qualche disturbo mentale nel corso della propria vita. Le donne sono molto più a rischio di soffrire di un disturbo mentale, con l'eccezione dei disturbi correlati all'uso di alcool. Anche l'essere disoccupati, casalinghe o disabili aumenta il rischio di soffrire di disturbi psichici.