Molte ricerche hanno mostrato che numerose variabili di tipo socio-demografico rappresentano dei fattori di rischio significativi per l'insorgenza di un disturbo mentale, in particolare per quanto riguarda i disturbi affettivi ed i disturbi d'ansia.
Si è già notato che il sesso femminile soffre di questi disturbi in percentuale almeno doppia rispetto al sesso maschile. Per quanto riguarda lo stato civile, gli uomini coniugati e mai divorziati tendono ad avere, nella maggior parte delle ricerche, i tassi di depressione più bassi, mentre le donne coniugate, particolarmente quelle con figli e con una situazione coniugale insoddisfacente, presentano i tassi più elevati.
I disturbi depressivi sono, inoltre, più frequenti tra i disoccupati, tra i residenti in aree urbane rispetto ai residenti in aree rurali, tra le persone affette da malattie fisiche gravi o invalidanti, tra i sofferenti di handicap, oltre che tra i familiari di soggetti affetti da depressione (con un rischio di malattia 2-3 volte maggiore rispetto ai familiari di soggetti non affetti dal disturbo). Incerto è invece il rapporto tra frequenza della depressione e classe sociale, in quanto alcune ricerche hanno riscontrato maggiori tassi di depressione tra i ceti socialmente ed economicamente più svantaggiati, mentre altri studi hanno messo in evidenza l'opposto.
Fondate evidenze dimostrano che la frequenza della depressione è aumentata negli ultimi due-tre decenni, anche in Italia.
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